Djamolidine Abdoujaparov, Il Terrore di Tashkent, si racconta: “Non ho mai fatto cadere nessuno, non sono mai stato scorretto. Un velocista come me non esiste più, hanno fatto di tutto per escludermi”

Djamolidine Abdoujaparov ripercorre la sua carriera di velocista e analizza le differenze con il ciclismo attuale. L’ex corridore uzbeko è stato uno dei più forti sprinter degli anni ‘90, riuscendo a vincere la classifica a punti in tutti e tre i Grandi Giri, con un bottino complessivo di nove tappe al Tour de France, sette alla Vuelta a España e una al Giro d’Italia, oltre al trionfo alla Gand-Wevelgem. Oltre che per i risultati, Abdoujaparov è rimasto nella memoria degli appassionati per il particolare stile spericolato con cui faceva le volate, sempre spingendosi al limite per superare gli avversari.

Un modo di correre per cui era stato soprannominato “Il Terrore di Tashkent”, appellativo che il 61enne commenta così in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “Se mi hanno chiamato in questo modo, evidentemente lo pensavano…”. L’uzbeko ci tiene però a sottolineare come, nonostante questa nomea, sia sempre stato corretto e non abbia mai creato pericolo con i suoi sprint: “Non ho mai fatto cadere nessuno per colpa mia. Non sono mai stato scorretto”.

Il suo nome viene però spesso accostato alla memorabile caduta nell’ultima tappa del Tour de France 1991, quando nel tentativo di rimontare all’esterno del gruppo in volata, finì contro le transenne e provocò una maxi caduta. Il racconto di quell’episodio è però sbagliato secondo l’uzbeko: “Si sono dette e scritte tante cose sbagliate, che ancora si trovano sul web […] Nel circuito di Parigi-Campi Elisi, al giro precedente, avevano lasciato aperta la transenna, quella del passaggio. Spostata di un buon metro, dove entravano le ammiraglie e le auto della polizia. E l’ho presa in pieno. Il bidone della Coca-Cola non c’entra niente. Riguardatela bene quella volata, e ve ne accorgerete”.

Il ciclismo negli ultimi vent’anni è cambiato molto, soprattutto gli sprint, con Abdoujaparov che ritiene non ci sia nessuno che sia in grado di correre come lui, che si ritiene “Uno che era capace di arrangiarsi da solo”, mentre  “ora, con i ‘treni’, è tutto cambiato”. Questo lo porta a fare una distinzione netta: “Un velocista come me adesso non lo vedo proprio, non esiste. Facevo tutto da me. Anche Cipollini, all’epoca, aveva il treno. Io, mai”. Un altro aspetto che è completamente diverso è quello economico, con stipendi che non possono essere paragonati a quelli dei tempi: “Ora basta vincere una tappa al Tour e ti possono dare un ingaggio di un milione… Ciao. Soldi da me mai visti”.

Il classe 1964 ricorda poi la conclusione della sua carriera, avvenuta nel 1997 con la maglia della Lotto, con cui corse solo metà stagione, dovendosi poi fermare per una squalifica per doping. A distanza di tanti anni l’ex ciclista sovietico continua a contestare quella sanzione: “Avevo un contratto buono, ma un DS non mi voleva, fece di tutto per escludermi e non mi hanno più pagato. Una volta, poi, un massaggiatore mi diede un prodotto che io presi senza pensarci. Risultai positivo, ma la squadra lo venne a sapere un giorno prima dell’ufficialità. Strano”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio